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Introduzione

L'idea iniziale di questo progetto era quella di raccontare, sotto diversi punti di vista e con differenti approcci, il flusso continuo di profughi e "richiedenti asilo" che sostavano alla stazione di Bolzano e del Brennero prima di proseguire il loro viaggio verso il Nord Europa. Ci siamo resi conto, però, che andava cambiata visuale, andava allargata, cercando di analizzare quanto stava avvenendo anche in prospettiva storica e geografica, partendo da quando il Brennero è diventato confine di Stato, gettando uno sguardo sugli altri confini, Ventimiglia e Lampedusa in particolare, finendo per concentrarci su cosa hanno significato, in realtà, gli accordi di Schengen.

Ricercatori, antropologi, giornalisti, fotografi e designer, ognuno ha offerto il proprio punto di vista, per cercare di inquadrare cosa stia accadendo al sogno europeo, a quello di chi ci abita e a quello di chi vi approda.

 

Cosa succede quando il sogno europeo incontra il sogno dei migranti?

 
 

Cosa succede quando il sogno Europeo incontra il sogno dei migranti?

 
 

Europa, il sogno infranto

È la primavera del 2016 e il Brennero rischia di tornare ad essere una frontiera, una "linea di confine ufficialmente delimitata e riconosciuta, e dotata, in più casi, di opportuni sistemi difensivi" (Treccani). Rispetto al passato, però, le barriere di confine non sono più utilizzate allo scopo di delimitare i propri spazi nei confronti del paese adiacente, non più per ridurre e/o controllare gli scambi tra due stati confinanti, ma con l'esplicito scopo di ridurre il flusso di persone provenienti da altri continenti, da luoghi che distano migliaia di chilometri. La scelta di ripristinare i controlli di confine tra Italia e Austria è stata definita da molti giornali "la fine del sogno di Schengen". Questo lavoro mostra una realtà diversa.

Perché l'accordo di Schengen, che doveva creare una zona di libera circolazione all'interno dell'Unione Europea, si è basato essenzialmente, e sin dall'inizio, su un accordo di polizia. Perché "La caduta delle frontiere interne ha avuto per corollario il rafforzamento delle frontiere esterne dello spazio Schengen." (Internazionale). Il punto è che il “rafforzamento delle frontiere esterne” non era il corollario, ma l'essenza stessa di questo accordo. Non è un caso che i lavori per il primo muro europeo, quello di Ceuta e Melilla (pagati con i soldi dell'Unione Europea) siano iniziati nell'autunno del 1995.

 
 

Il sogno, mi pare sia la libera circolazione, l'accordo di Schengen è tuttora un accordo tra polizie e di efficienza poliziesca che non mi sembra il migliore modello europeo.

(A. Langer, 1995)

 
 

1995-2015 Cosa è cambiato in 20 anni?

 
1995

Le parole citate qui sopra sono state pronunciate da Alexander Langer in un'intervista raccolta da Radio Radicale al confine di Ventimiglia. Era il 27 giugno 1995. Sei giorni dopo il parlamentare europeo di Vipiteno si tolse la vita. Nell'audio originale, si riescono a sentire le proteste dei profughi della Bosnia a cui era stato impedito di attraversare il confine con la Francia. L'Italia, in quel periodo stava cercando di adattarsi alle norme decise dagli accordi di Schengen, quelle che dovevano abolire i controlli doganali all'interno dei confini europei ma che, come dimostrarono i fatti, furono la base per la costruzione della "fortezza Europa".

2015

"Per l'ennesima volta il fenomeno migratorio è stato scaricato sugli agenti, approfittando del loro senso del dovere e spirito umanitario. Questo, però, non ci esime dall'esprimere alcune valutazioni. Il cittadino è preoccupato dalla latitanza della politica, consapevole, suo malgrado, di essere lenitivo sociale e certo che non sia un problema di Polizia ne tanto meno da questa risolvibile".

(Mario Deriu, segretario regionale del sindacato di polizia Siulp di Bolzano - Corriere dell'Alto Adige 12/06/2015)

 
 

I Muri d'Europa

Io credo che l'Europa con un grado così alto di chiusura ermetica intorno a sè, può magari garantire la libera circolazione dei suoi cittadini, ma non è una grande promessa verso i suoi vicini.

(A. Langer, 1995)

 

Langer non era profetico. Più semplicemente, era attento alle questioni più importanti, quelle che stavano mettendo in gioco il futuro dell'Europa. Perché la cosiddetta emergenza migranti dura da vent'anni. È dal 1995 che in Europa si sono cominciati a costruire muri inutili e dannosi.

 
 

Il reticolato di Ceuta e Melilla, come gli altri che mano a mano sono stati costruiti, non hanno, ovviamente, risolto nulla, e l'evitare di affrontare dimensioni e realtà dei problemi per calcoli elettorali e di consenso politico ha portato alle conseguenze deflagranti di oggi. Le avvisaglie però c'erano tutte, già vent'anni fa. I titoli dei giornali ne sono un esempio lampante, il confronto che potete visualizzare qui sotto ne è solo un piccolo esempio.

 
Ceuta, 8,4 km Estonia/Russia, 100 km Cyprus, 180km Greece/Turkey, 12km Italy/Austria ? Bulgary/Turkey, 33km Asotthalom, 175 km Militarized border Calais, 11 km Melilla, 11 km
fonti: http://www.migreurop.org/ http://en.closethecamps.org/ Ultimo aggiornamento: dicembre 2015.
 

Quando avremo alzato un bel muro saremo perfetti per Schengen

(A. Langer, 1995)

 

Un secolo di Brennero

L'Austria ha deciso di ripristinare i controlli di confine al Brennero. È una scelta che potrà portare a qualche risultato? Nessuno ha la palla di cristallo, ma un'occhiata al passato può aiutare a comprendere meglio la questione. Il passo del Brennero è diventato un valico di frontiera tra Italia e Austria a partire dal termine della prima guerra mondiale. Da allora non è stato attraversato solo da turisti, ma, principalmente, da persone in fuga da guerre, dittature o più banalmente dalla miseria. Fu attraversato dai profughi al termine della "Grande guerra", dagli "opzionisti" poco prima della seconda, da ebrei destinati ai campi di sterminio a partire dal 1943, poi ancora da eserciti in rotta, prigionieri di guerra, poi, a quarant'anni di distanza, ancora profughi.

Prima dai Balcani, poi dal resto del mondo. Ma tra la fine della Seconda Guerra Mondiale e la guerra in Bosnia, il Brennero fu, anche, luogo di passaggio per centinaia di migliaia di lavoratori italiani che cercarono fortuna in Germania e che spesso la trovarono. I fatti e i numeri che seguono provano a mostrare tutto questo e, soprattutto, a indicare una prospettiva diversa rispetto a quanto sta accadendo oggi.

1°guerra mondiale Nasce il confine del Brennero Gli emigranti del Brennero L'emigrazione italiana durante il nazismo Gli optanti sudtirolesi 2°guerra mondiale Il deportato Primo Levi al Brennero Il rientro dei profughi di guerra Rientra Primo Levi Gli anni del boom I gastarbeiter italiani Nuova forza lavoro in Germania Il milionesimo Gastarbeiter Guerra ex Jugoslavia Italiani rimasti in Germania Trattato di Schengen Aboliti i confini Il ritorno del confine? 1915 1920 1925 1930 1935 1940 1945 1955 1950 1960 1965 1970 1975 1980 1985 1990 1995 2000 2005 2010 2015

Confini multipli e delocalizzati

L'obiettivo della creazione dello “spazio Schengen” era quello di creare un'area di libera circolazione dei cittadini europei all'interno dell'Unione. Questo ha portato all'abolizione graduale dei controlli sistematici lungo i confini interni, ma anche il rafforzamento dei controlli ai confini esterni, lo sviluppo di una politica comune riguardante i visti e le richieste d'asilo, la creazione del database SIS ed ad un rafforzamento della cooperazione in ambito giudiziario e di polizia. È l'articolo 20 del "Codice Schengen" a stabilire l'abolizione dei controlli interni e sancisce che: “i confini interni possono essere attraversati ovunque senza controlli sulle persone, indipendentemente della loro nazionalità. Mentre controlli sistematici al confine sono stati aboliti, per motivi di sicurezza interna gli stati membri possono comunque effettuare spot-checks non-continuativi e mobili all'interno del proprio territorio e nell'area di confine”. L'obiettivo del "Regolamento Dublino" é, invece, quello di individuare il Paese responsabile dell'esame della domanda di protezione internazionale all'interno dell'Ue, e stabilisce come criterio cardine quello del primo ingresso, ovvero il primo paese europeo raggiunto dal richiedente.

La motivazione ufficiale è quella di garantire che almeno uno degli Stati membri prenda in carico il richiedente, e che non vengano presentate domande in più stati. Chi si sposta autonomamente e irregolarmente, può quindi essere riportato nel primo paese d'arrivo (individuato tramite le impronte registrate in EURODAC). Ma dopo quindici anni di tentativi e 25 anni di "Dublino", siano lontanissimi da un sistema di asilo comune per tutta l'Unione Europea e anche solo da una realtà “armonizzata” con standard – minimi – uguali per tutti. Sono tante le organizzazioni che chiedono, oggi, il superamento di questo sistema per tener conto degli interessi degli stati ma anche di quelli dei richiedenti di protezione internazionale.

 

The Schengen acquis

(il sistema Schengen)

L'Italia oggi non presta la necessaria assistenza a persone che legittimamente cercano asilo.

(A. Langer, 1995)

Attraverso i confini: i numeri

 

Nel 2015 sono stati tra i 30 ed i 70 al giorno, per lo più tra i 20 ed i 30 anni, coloro che quotidianamente sono transitati dal Brennero, e che in un mondo o nell'altro, sono riusciti a passare i controlli trilaterali (polizia italiana, austriaca e tedesca) istituiti per contrastare il fenomeno.

Parliamo di 2500/3000 passaggi ogni mese (fonte: ripartizione Politiche Sociali della Provincia autonoma dell'Alto Adige), circa 26.000 persone in tutto il 2015, circa il 30% dei 153842 profughi sbarcati in Italia l'anno scorso (fonte Unhcr).

 
 

2015: gli sbarchi dei migranti in Grecia, in Italia e in Spagna

 
 

I numeri e la geografia dimostrano come il Trattato di Schengen sia figlio di una concezione parzialissima di cosa dovesse diventare l'Europa. Perché l'accordo sul controllo dei confini esterni e quello successivo di Dublino sembrano disinteressarsi di un fattore geografico fondamentale: il confine naturale d'Europa è in gran parte costituito dal mare, in particolare dal Mar Mediterraneo. Probabilmente, i paesi nord europei hanno creduto di poter scaricare il problema sui paesi mediterranei, ma i numeri dimostrano quanto si siano sbagliati. Basti osservare alcuni dati riguardanti gli sbarchi in Italia, Grecia e Spagna, e confrontarli e con quelli successivi riguardanti le richieste di asilo e i tempi di risposta dei vari paesi dell'Unione.

 
1,030,894 Rifugiati/migranti sbarcati in Europa nel 2015
1000 migranti/rifugiati sbarcati in Grecia,Italia e Spagna
 

Richieste di asilo in prima istanza nel 2015

(Il grafico si riferisce ai primi nove paesi per quantità di richieste)

 
Germania 441800 Ungheria 174435 Svezia 156110 Austria 85505 Italia 83245 Francia 70570 Netherlands 43035 Belgio 38990 Regno Unito 38370
1000 richiedenti asilo in prima istanza

Paese che vai asilo che trovi

 

6 mesi

Svezia

Francia

Germania

Ungheria

 
 

6 mesi è il tempo medio previsto in Europa per processare una richiesta di asilo.

fino a 7 mesi

fino a 7 mesi

fino a 11 mesi

fino a 12 mesi

 
 

Belgio

Grecia

Italia

UK

Cipro

 
 

fino a 12 mesi

fino a 18 mesi

fino a 24 mesi

fino a 36 mesi

fino a 36 mesi

 

6 mesi

6 mesi è il tempo medio in Europa per processare una richiesta di asilo.

Svezia

fino a 7 mesi

Francia

fino a 7 mesi

Germania

fino a 11 mesi

Ungheria

fino a 12 mesi

Belgio

fino a 12 mesi

Grecia

fino a 18 mesi

Italia

fino a 24 mesi

UK

fino a 36 mesi

Cipro

fino a 36 mesi

 

Nonostante la direttiva europea indichi 6 mesi come il tempo necessario per processare una richiesta di asilo da parte del paese incaricato, la realtà è differente, con casi estremi come quello di Cipro, in cui le domande possono venir processate fino a 30 mesi oltre quelli stabiliti dalla legge, espressione chiara di una mancata "armonizzazione" all'interno dei paesi membri.

Questa cornice, non aiuta certamente il processo di inclusione del richiedente asilo nel nuovo tessuto, nè tantomeno quello di espulsione nel caso la richiesta venga respinta, senza tenere in considerazione la disparità di trattamento offerta dai singoli paesi.

Manca, inoltre, una direttiva o clausola riguardo gli standard minimi delle misure e dei servizi di integrazione ed inclusione sociale, linguistica, lavorativa, che dovrebbero accompagnare le misure di accoglienza. Senza condizioni e tempistiche condivise o almeno il più possibile omogenee tra i vari paesi costituenti l'UE, sarà veramente difficile arginare il fenomeno migratorio che quotidianamente attraversa i non-confini europei per ricongiungersi con i propri familiari o semplicemente per cercare di usufruire di un trattamento immaginato come più vantaggioso, durante il necessario tempo di verifica della propria domanda.

Attraverso i confini: le persone

Per capire meglio quello che succede quotidianamente attorno ad un confine mobile, abbiamo intervistato alcuni dei profughi che, quotidianamente, sono transitati da Bolzano. In gran parte provenivano dall'Eritrea e desideravano raggiungere il nord Europa. Avevano lasciato la propria terra a causa della durissima dittatura militare e cercavano di raggiungere i parenti, soprattutto in Germania e Svezia.

Il lungo viaggio prevede la traversata del confine col Sudan e l'arrivo a Khartum, dove i profughi, solitamente, rimangono qualche mese a lavorare per raccogliere il denaro necessario alla prosecuzione del viaggio. Affidandosi a dei passatori libico-eritrei attraversano poi il Sahara e giungono in Libia, dove, a Tripoli, si imbarcano per Lampedusa e proseguono per la Sicilia, Roma ed il Brennero, che è solo una porta che li divide dal Nord Europa. Quelli che abbiamo intervistato l'hanno tutti oltrepassata.

Dover morire per rimanere in vita

Ha lasciato il suo paese, il Senegal, e vuole ringraziare gli Italiani e gli Europei se è ancora vivo e non è morto in fondo al mare.

Il viaggio attraverso il cellulare

Il suo viaggio raccontato attraverso gli scatti del cellulare: il salvataggio da parte della Guardia Costiera, il campo di Lampedusa, i compagni di viaggio.

Il sogno americano

Dall'Etiopia in Europa agli Stati Uniti, come? Non lo sa di preciso, ma sa che niente è impossibile, come attraversare il deserto ed il Mediterraneo rimanendo vivo.

Sognando la Germania

In 500 su un barcone, una donna partorisce, i soccorsi ed il destino appeso ad un asilo: se la Germania glielo concederà bene, altrimenti continuerà il suo pellegrinaggio.

Il servizio militare a tempo indeterminato

In Eritrea a 17 anni si entra nell'esercito, e ci si rimane per tutta la vita senza opzione di scelta, a 10€ al mese.

 

Un oggetto che ti ha protetto durante il viaggio?

Questa è la domanda rivolta ai migranti in transito dal Brennero, durante le varie fasi della ricerca. Il lungo tragitto e le rapine subite fanno sì che del bagaglio di partenza rimanga ben poco: bibbie, tatuaggi, il proprio smartphone e, raramente, collane ed anelli. Moltissimi hanno la croce al collo, spesso come simbolo di protezione dai rischi e dai pericoli del viaggio. Con lo smartphone, invece, i profughi scrivono a casa e chiedono informazioni ad amici e parenti già arrivati a destinazione sul tragitto da percorrere. Il cellulare contiene anche l'album delle fotografie di famiglia, forse la cosa più intima e preziosa che i profughi portano con sé e che solo raramente ci hanno mostrato.

I tatuaggi, spesso disegnati da amici o, in alcuni casi, dai propri genitori, sono spesso a tema sacro ed assumono un duplice valore: quello di "protettore" religioso e quello di "legame" con i propri familiari ed amici lontani. È come se di fronte alle avversità venisse attivata una sorta di modalità d'emergenza, fatta da oggetti e sentimenti riferibili alla sfera intima, familiare e religiosa, in grado di consolare e infondere forza e resistenza.

(per motivi di protezione, abbiamo celato i volti dei parenti o amici dei profughi che si sono concessi alla fotografa)

il singolo migrante che arriva non sia sostanzialmente in balia di se stesso, e quindi singolo e indifeso.
Si accetti di inserire l'immigrante in un accordo tra paesi.

(A. Langer, 1995)

L'Europa tra parametri economici e diritti umani

Tutto quanto scritto finora finisce inevitabilmente per puntare il dito su una questione che continua ad essere irrisolta. Cos'è l'Europa oggi? Cosa vuole diventare? Come si pensa o si immagina? La risposta non l'abbiamo trovata, anche perché, a quanto pare, nessuna ce l'ha. Per anni, complice la questione relativa alla moneta unica, l'Europa si è creduta un club esclusivo che ammetteva solo chi avesse le carte in regola. E parliamo di interi Stati, non di persone, perché intanto, come è sempre accaduto, le persone hanno continuato a superare le frontiere, nonostante i muri, nonostante i pericoli.

Ovvio, quindi, che nel 2016, nonostante Schengen e nonostante l'Euro pochissimo sembra essere cambiato. Si discute ancora di parametri economici, si rinforzano i confini esterni e, ora, si ricostituiscono anche quelli interni. Vent'anni sono passati inutilmente, perché si è voluto ostinatamente girare la testa di fronte al problema, pensando al consenso politico più che alla soluzione dei problemi. E solo ora ci si sta accorgendo che tutto questo ha fatto sì che si sedimentasse un risentimento verso l'Europa e i suoi trattati che rischia davvero di riaprire scenari che credevamo ormai chiusi. E soprattutto che stanno uccidendo il sogno europeo.

Il grande sonno Europeo

 
Credits
  • Matteo Moretti Ricercatore presso Unibz, coordinamento, data visualization, visual storytelling
  • Massimiliano Boschi Giornalista, storytelling e ricerche d'archivio
  • Monika Weissensteiner Antropologa, Fondazione Langer, consulenze ambito politiche europee di asilo, interviste
  • Valeria burgio Ricercatrice presso Unibz, supporto e consulenza scientifica
  • Claudia Corrent Fotografa
  • Luca Pisoni Etnoarcheologo, interviste video
  • Alessio Cimarelli Data Scientist, Dataninja.it, supporto allo sviluppo delle visualizzazioni
  • Tobias Bernard Sviluppatore, supporto allo sviluppo della timeline sulla storia del Brennero
  • con il supporto di
  • ringraziamenti
  • Sacha Biazzo Video giornalista, riprese Bolzano e Ventimiglia
  • Riviera24.it Riprese Ventimiglia
  • Associazione Volontarius
  • ripartizione Politiche Sociali della Provincia autonoma dell'Alto Adige
  • media partners